Le varie declinazioni di amore nel mondo antico
Gli amori degli altri ci insegnano!
Recensione al saggio di Eva Cantarella
Gli amori degli altri sanno insegnarci molte cose, non solo sull'amore, ma anche e soprattutto sulla cultura che ha generato una determinata concezione delle relazioni affettive e sessuali, nonché delle differenze di genere, di una particolare epoca storica. Eva Cantarella ne è pienamente consapevole e attraverso il saggio Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare edito da La nave di Teseo , condivide con noi lettori la sua approfondita conoscenza delle civiltà greca e romana, rendendoci più edotti e invitandoci a riflettere sulle numerose e differenti declinazioni di un sentimento che accompagna l'uomo dai tempi che furono.
Nell'introduzione a questo bellissimo e ricco saggio, Cantarella esplicita in maniera chiara quale sia l'obiettivo di questo testo: "divulgare la cultura classica per impedire che diventi patrimonio di pochi privilegiati, come rischia purtroppo di accadere". E l'intentio si è ampiamente realizzata, dato che tra i numerosi pregi di questo volume al primo posto stanno la semplicità (che non va assolutamente confusa con la banalizzazione) e la chiarezza espositiva, oltre alla capacità dell'autrice, docente di Istituzioni di diritto romano e di diritto greco antico, di non dare nulla per scontato, riassumendo a grandi linee le coordinate storiche, culturali e sociali in cui si collocano le storie d'amore che vengono passate in rassegna di pagina in pagina. In questo modo il libro è facilmente fruibile, anche e soprattutto da un pubblico di non addetti in materia o di non ancora appassionati di cultura antica. Questo saggio potrebbe quindi essere la porta di ingresso per introdurre nell'affascinante mondo classico anche chi non ha conoscenze pregresse sulle civiltà greca e romana.
Leggendo di questi amori infatti impariamo molto dei nostri antenati occidentali, greci e romani, nei confronti dei quali abbiamo un enorme debito culturale, ma che nonostante ciò sono stati completamente "altri" gli uni dagli altri, ma anche e soprattutto "altri" rispetto a noi, così diversi per religione, usi, costumi, tradizioni e valori. E queste diversità, nonostante sia ancora ampiamente diffuso il pensiero stereotipato secondo cui l'amore sarebbe un sentimento immutabile, non possono non riflettersi su "eros" e le sue esternazioni e manifestazioni. In Grecia e a Roma l'amore era vissuto e sentito in una maniera molto differente da come lo intendiamo noi occidentali del XXI secolo e senza testi come questo di Eva Cantarella sarebbe molto difficile comprendere un certo modo di concepire un sentimento che viene definito transtorico, ma che invece muta a seconda dei tempi e dei luoghi. Attraverso il confronto con queste alterità noi odierni occidentali possiamo riflettere e interrogarci anche sul nostro modo di intendere l'amore e di elaborare e gestire le differenze di genere, perché nessuna definizione identitaria può prescindere dal confronto con l'altro, o meglio con gli altri. E questa sorta di "campionario delle facce dell'amore", come lo definisce a ragione l'autrice, ci aiuta in questo arduo tentativo di definire chi siamo e da dove veniamo, imparando innanzitutto che nessuna cultura è universale e che ogni manifestazione della vita quotidiana ne esprime la relatività storica.
Ed è proprio partendo dal concetto di relatività culturale di ogni epoca storica che Cantarella decide di organizzare il suo discorso sugli amori degli altri dividendolo in due parti, la prima dedicata al mondo greco e la seconda a quello romano. E di queste due culture indaga essenzialmente, attraverso la lente filtrante delle relazioni amorose, le manifestazioni etiche che sono state il frutto anche di una religione pagana, molto differente da quella cristiana. Il saggio si chiude infatti annunciando l'avvio, da un certo momento in poi, di un'etica sessuale completamente diversa e rinnovata in seguito all'affermazione del cristianesimo nell'impero romano. Per indagare la portata di un tale cambiamento culturale bisognerebbe scrivere un altro volume.
Per il momento accontentiamoci di questo saggio, che sa trattare la differenza come una ricchezza, senza attribuire sterili giudizi di valore alle 30 storie d'amore ivi narrate quali esempi di un modo di concepire l'affetto e la sessualità talvolta molto distante dal nostro di occidentali contemporanei, ma pienamente rispondente alle epoche in cui queste vicende ebbero luogo e delle quali riesce ad illuminare aspetti troppo spesso trascurati.